Succo di Nopal: limita l’assorbimento di grassi e zuccheri

Nome scientifico: Opuntia ficus indica (L.) Miller

Famiglia: Cactaceae

Nomi volgari: fico d’India, ficodindia, opunzia, nopal

Etimologia: Opuntia, da Opuntus, città della Focide (Grecia), ove abbondavano le piante succulente; ficus-indica con riferimento alle regioni di provenienza, le “Indie Occidentali”.

 Nota già agli Aztechi e agli Incas che la ritenevano una pianta sacra e la conoscevano con il nome di “Nopal”, l’Opuntia (Opuntia ficus indica) è una pianta tipica delle regioni dal clima secco e arido. Noi lo conosciamo con il nome di “fico d’India”.

Come è facilmente comprensibile dal suo aspetto, questa pianta appartiene alla famiglia delle Cactaceae ed è originaria del Messico e delle zone tropicali dell’America. Ben naturalizzata nelle zone temperate di tutti i continenti, l’Opuntia è ampiamente diffusa nelle zone mediterranee del nostro Paese, soprattutto in Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna, dove viene coltivata anche a scopo alimentare: dai grossi fiori della pianta, di colore tra il giallo e il rosso porpora si sviluppano infatti frutti carnosi, rivestiti di spine ma dal cuore dolce e succoso, ricchi di sali minerali, vitamine (soprattutto C), calcio e fosforo.

A scopo curativo si utilizzano soprattutto i cladodi*, ma anche i fiori e i frutti, raccolti in estate.

Ai cladodi sono riconosciute proprietà toniche, corroboranti, stomachiche, emopoietiche, ipocolesterolemizzanti, emollienti, rinfrescanti, ipoglicemizzanti, galattogoghe, balsamiche, cicatrizzanti le ulcere gastriche. Si ritiene, poi, che le proprietà ipoglicemizzanti siano dovute alla frazione ricca di fibre di semi, non si esclude (in particolare per i risultati ottenuti con estratti alcolici) la presenza di altri costituenti chimici ad attività antiiperglicemizzante diretta. L’attività ipocolesterolemizzante, che risulta in una riduzione dei livelli ematici del colesterolo totale, delle frazioni LDL, VLDL e forse anche trigliceridi è attribuibile alle saponine steroidee tipo diosgenina di cui i semi sella pianta sono ricchi. I risultati di alcuni studi suggerirebbero che l’attività di questi composti possa dipendere da un’interferenza nei meccanismi di assorbimento intestinale degli acidi biliari.

In generale, possiamo dire che l’Opuntia è in grado di intervenire in due modi sul problema del peso corporeo:

   • Innanzitutto riduce l’appetito, grazie ad un’azione meccanica di riempimento dello stomaco. Favorisce la distensione delle pareti di quest’ultimo, è in grado di favorire un più rapido raggiungimento del senso di sazietà, consentendo così il rispetto dei regimi dietetici controllati.
   • Inoltre, mescolandosi, durante il percorso nell’intestino, ai vari cibi, questo vegetale limita l’assorbimento e quindi l’assimilazione di grassi e carboidrati, che vengono eliminati dall’organismo senza essere utilizzati.

Le mucillagini favoriscono il transito intestinale, assicurandone una maggiore regolarità, e riduce eventuali infiammazioni a livello gastrico grazie ai suoi effetti gastroprotettivi, antiacido e cicatrizzanti. Oltre che nella riduzione del peso, è molto indicato il suo utilizzo in presenza di Sindrome Metabolica, come supporto, quindi, al diabete o l’ipercolesterolemia.

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* Il fusto delle piante Opuntia, o Fico d’India, è formato da numerosi “cladodi”: termine botanico che si riferisce alle grosse foglie carnose, che costituiscono in realtà i rami della pianta. Le lunghe spine che rivestono le foglie-rami di questo vegetale sono in realtà le vere foglie dell’Opuntia: le strane alterazioni di forma e funzione delle varie parti di Opuntia dipendono dalla sua capacità di adattamento ai climi più aridi. Nota bene: Le mucillagini potrebbero alterare l’assorbimento di alcuni farmaci, nel caso si sia in terapia. 

Fonti:
1. L’ALTRA MEDICINA MAGAZINE
2. DRIOPE, Trattato di Fitoterapia – Gabriele Peroni – Nuova Ipsa Editore

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