Storia del Giro d'Italia

giro startSono le 2.53. I piedi premono, i garretti scattano, il piccolo esercito di ciclisti si stacca. La folla scoppia in un lungo ululato di ammirazione, di entusiasmo, di augurio, di gioia. Un lampo, una luce bianchissima, abbagliante, che tutto avvolge e illumina come di pieno meriggio. La schiera ciclistica sembra per un istante lunghissima, infinita, enorme; la folla stacca nel buio che la circonda in tutta la sua urlante compattezza variopinta. La luce scompare, lasciando abbacinati: il cinematografo ha colto l’appetitosa visione: il Primo Giro ciclistico d’Italia è in moto!

La Gazzetta 1909

Domenica 2 giugno il Giro d'Italia 2019 passa proprio davanti a PIUGUSTOBIO!  Saremo quindi aperti straordinariamente e  abbiamo in serbo per i nostri amici amanti dello sport e del ciclismo, oltre al nostro solito menu salutare e biologico, un vero e proprio piatto (ovviamente rosa) dedicato a questo straordinario evento sportivo, che compie ben 110 anni!

12/13 Marzo 1909 infatti è la data della prima partenza del Giro d'Italia...le cose erano ben diverse allora, per esempio 110 anni fa di certo non si possedevano le biciclette di oggi, si pensi che una bicicletta pesava circa 15 chili e aveva (per i più fortunati) un freno solo a tampone. 

 

La bicicletta era allora un mezzo diffusissimo in Italia, e inoltre il ciclismo era molto seguito, infatti a quei tempi il calcio non la faceva da padrone, ma diversi erano gli interessi sportivi: pugliato, scherma, canotaggio e appunto il ciclismo.  Le gare di ciclismo erano seguitissime da sempre nei velodromi e ora ancor di più con le nuovissime gare su strada, che avevano come modello il Tour de France, il grande evento ciclistico organizzato da L’Auto, il quotidiano che sarebbe poi diventato L’Equipe. 

 

Anche il primo Giro d’Italia fu organizzato da un giornale, la Gazzetta dello Sport.

2.448 chilometri da corrersi in otto tappe,166 erano gli iscritti (anche se solo 127 in realtà partirono e solo 49 lo finirono). 

La Gazzetta dello Sport era nata nel 1896 e nel suo piccolo aveva già organizzato delle gare ciclistiche su strada di una sola giornata quali il Giro di Lombardia e la Milano-Sanremo (che ancora esistono!) ispirandosi ai colleghi francesi.

La finalità di queste gare era di far vendere un po’ più di biciclette a chi le produceva e dare qualcosa da raccontare ai giornali.

L'organizzatore del primo Giro d'Italia era Armando Cougnet, Direttore amministrativo del giornale e organizzatore della Milano-Sanremo. L’idea del giro d’Italia era già in cantiere nel 1908, ma fu una soffiata ad accellerarla: Gatti, fondatore del marchio Atala, era infatti venuto a sapere che il Corriere della Sera insieme all'azienda concorrente Bianchi e il Touring Club Italiano avevano avuto la stessa idea, avvisò quindi il caporedattore della Gazzetta che con un telegramma al Direttore Armando Cougnet fuori città che passò alla storia, lo invito a rientrare per annunciare (il 24 agosto) con titolone in prima pagina che nel 1909 avrebbe organizzato insieme all’Atala di Gatti il primo Giro d’Italia.

giro

Il primo Giro d’Italia partì nella notte tra il 12 e il 13 marzo da rondò Loreto di Milano (l’attuale piazzale) poco prima delle tre. 

Cougnet organizzò un percorso di otto tappe con partenza e arrivo finale a Milano, da corrersi tra il 13 e il 30 maggio, con passaggi a Bologna, Roma, Napoli, Firenze, Genova e Torino.

Il regolamento prevedeva una classifica finale a punti e non a tempo, perché così faceva il Tour de France e perché così sarebbe stato tutto molto più semplice.Il primo di ogni tappa avrebbe preso un punto, il secondo due, il terzo tre; e così via fino alla metà dei corridori al traguardo. Tutti quelli nella seconda metà avrebbero preso cinquanta punti. Vinceva chi alla fine aveva meno punti. 

Molti atleti  avevano tra i venti e i trent’anni, alcuni erano lì per il gusto dell’impresa, altri per i soldi, il montepremi complessivo (diviso tra premi di tappa e premi finali) era infatti di 25mila lire (se pensiamo ad oggi, una cifra pari a circa qualche centinaio di migliaio di euro). Per chiunque fosse riuscito a finire il Giro e tornare a Milano ci sarebbe stato un premio di 300 lire.

Durante la prima tappa (e nelle successive pure) molti atleti caddero, qualcuno si fece anche medicare in ospedale per poi ritornare alla gara, ci fu chi ruppe la bicicletta e perse  qualche ora per ripararla. Le condizioni delle strade non erano ottimali e sicuramente buie, inoltre probabilmente erano in troppi a voler stare in testa.

La prima tappa si concluse in serata all’ippodromo Zappoli di Bologna. Molti si aspettavano una vittoria del favorito, Cuniolo in volata, ma vinse unciclista meno noto: Dario Beni, un romano di 22 anni. Galetti arrivò terzo, Ganna quarto.

Una quindicina di corridori si ritirarono durante la tappa.

Dario Beni impiegò 14 ore e 6 minuti per completare la tappa! Di certo l'allenamento non gli mancava, visto che per per partecipare al Giro era andato da Roma a Milano in bici.

Dario Beni correva senza squadra. Al Giro infatti erano presenti sia corridori senza squadra ovvero gli “isolati”, che corridori che correvano in squadre. Le squadre erano in tutto 6, avevano il nome dello sponsor e anche di chi forniva le gomme (Atala-Dunlop, Bianchi-Dunlop, Stucchi-Persen, Dei-Michelin, Rudge Whitworth-Pirelli, Labor-Chauvin). Il concetto di squadra però era ben lontano da quello attuale: ci si aiutava poco, non si indossava una divisa, era solo un modo per avere accesso a qualche tipo di assistenza alle soste e all’arrivo.  I corridori isolati invece dovevano fare tutto da soli: pagarsi le spese e trovarsi da mangiare e da dormire. Prima di partire avevano dato agli organizzatori una borsa con un cambio di vestiti e qualcosa da mangiare: finita la tappa lo presero e andarono a riposarsi, tra questi il vincitore della tappa stesso, Beni.

Alla fine il Giro d’Italia fu vinto dal ciclista Ganna. Il migliore degli isolati fu Carlo Oriani, quinto in classifica. Quello che avrebbe vinto il Giro se la classifica fosse stata a tempo era Rossignoli: per fare il primo Giro d’Italia ci mise 89 ore e 19 minuti; 25 minuti meno di Galetti e 50 meno di Ganna.

Si corsero altri cinque Giri d’Italia prima che iniziasse la Guerra mondiale. Nel 1910 e nel 1911 vinse Galetti; il primo anno davanti a Pavesi e Ganna; il secondo davanti a Rossignoli e Gerbi.

Nel 1912 il Giro si corse a squadre e vinse l’Atala. Nei due anni successivi vinsero Oriani – che nel frattempo aveva smesso di essere un isolato – e Alfonso Calzolari.

Nel 1913 debuttò Costante Girardengo e nel 1914 la classifica divenne a tempo. Il giro del 1914 finì il 7 giugno; il 28 il duca Francesco Ferdinando d’Asburgo fu assassinato a Sarajevo e il resto è storia!

Oriani finì a combattere a Caporetto e morì nel 1917; morì in guerra anche Petit-Breton. Galetti si mise a fare biciclette e lo stesso fecero anche Ganna e Rossignoli, che continuò a correre fino alla fine degli anni Venti. Gerbi fino agli anni Trenta, ritirandosi a 48 anni.

Dagli anni Venti agli anni Sessanta Pavesi fece il direttore sportivo della Legnano: la squadra per cui corsero Girardengo, Alfredo Binda, Gino Bartali.

A fine anni Trenta Pavesi chiese a un promettente giovane di fare da gregario a Bartali: era Fausto Coppi e nel 1940 vinse il Giro d’Italia!