BPA e BPS: sostanze plastiche nocive a contatto con il cibo di tutti i giorni

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Bisfenolo A (BPA)

Il bisfenolo A (BPA) sostanza utilizzata per la produzione di materie plastiche, purtroppo presente in gran parte dei materiali utilizzati per la fabbricazione di contenitori e confezioni per alimenti e bevande (comprese bottiglie di plastica, lattine e barattoli di latta) è stata messa al bando da alcuni Paesi del mondo per via della sua correlazione con obesità, iperattività infantile, malformazioni genitali e capacità di interferire con gli ormoni umani ed il corretto sviluppo del feto. Secondo gli esperti statunitensi con uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives l'esposizione al bisfenolo A potrebbe causare anche la comparsa di tumori a livello del fegato.

 

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Acqua e Pfas: il Veneto è la nuova Terra dei Fuochi

Negli ultimi anni è sempre più insistente la notizia che segnala la rete idrica del Veneto come estremamente inquinata a causa dell’elevata concentrazione di Pfas, sostanze perfluoroalchiliche considerate cancerogene e in grado di interferire con il sistema endocrino del nostro organismo.

Secondo alcuni “è una delle emergenze ambientali e sanitarie più gravi degli ultimi anni” che coinvolge le province di Padova, Verona e Vicenza, ma potrebbe interessare tutto il territorio nazionale. I Pfas sono utilizzati per la produzione di uno svariato numero di prodotti di largo consumo, grazie alla loro stabilità chimica e termica associata alla duplice natura idrofobica e lipofolica che li rende molto utili nella fabbricazione di prodotti particolarmente resistenti. In particolare, un loro derivato, l’Acido perfluoroottanoico (PFOA), è un intermedio della produzione del politetrafluoroetilene (PTFE) o Teflon, adoperato in cucina per le sue proprietà antiaderenti e inerti, e del Gore-Tex, di largo uso nei tessuti tecnici e ad alte prestazioni, ma anche guarnizioni e isolanti.

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"Lo smog si batte ma il fumo uccide" Prof. Veronesi

Un’affermazione che fa discutere e riflettere, quella del Prof Umberto Veronesi, rilasciata durante una recente intervista a RAINEWS.
In questi giorni di blocco emergenziale in tutta la Pianura Padana e di alti valori inquinanti nella nostra bella Verona, l’affermazione del professor Veronesi ci vede coinvolti a pieno nella questione.

A dicembre 2015 i dati del Pronto Soccorso dell’ospedale veronese di Borgo Trento hanno registrato un incremento dell’80 per cento dei ricoveri per bronchite. I dati sono sicuramente collegabili al tasso di inquinamento dell’aria: in questi ultimi mesi lo smog è stato ai suoi massimi, sia a causa del bel tempo sia per il vento assente che, unito al freddo nei bassi strati, ha fatto salire i valori di Pm10 di oltre il doppio rispetto ai limiti legali. Secondo quanto riportato da L’Arena le due centraline Arpav di Verona, in Borgo Milano e in località Cason (San Massimo), hanno registrato una quantità di Pm10 superiori a 100 microgrammi quando non si dovrebbe superare la soglia di guardia dei 50. Anche il limite annuale di 35 giorni di sforamento dei Pm imposto dall’Europa è già stato sforato.

 

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Slow Food e Sostenibilità

Il concetto di sostenibilità nell’ambito del cibo è estremamente attuale perché è argomento dell’Expo 2015 che si sta svolgendo a Milano e perché la nostra società è arrivata ad un punto tale che non può più far finta che questo argomento non sia di fondamentale importanze per il futuro. Lo spreco di cibo, il consumo indiscriminato di energie e risorse per produrlo e l’impatto sull’ambiente sono dei punti chiave da risolvere affinché la società possa progredire e guardare al futuro con speranza e fiducia. Un buon modo per spiegare il concetto di sostenibilità lo da il Progetto Slow Food che definisce il termine come “ecologicamente compatibile, economicamente efficiente, socialmente equo e culturalmente accettabile. È legato all’idea di tempo e durata”. Questa breve definizione è estremamente completa e, con poche parole, tocca i tutti i punti su cui si basa lo slogan dell’Expo “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

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Alimenti cina: il servizio de "Le Iene"

Domenica 27 Settembre è andato in onda su Italia 1, in prima serata, il servizio de “Le Iene” riguardante l’importazione del concentrato di pomodoro dalla Cina contaminato da antiparassitari tossici e avariato, che va a finire nei mercati Ue ed extra Ue. Il servizio della presentatrice Nadia Toffa spiegava, attraverso l’intervista a vari produttori cinesi, di come questo concentrato venga prodotto, acquistato da aziende italiane e venduto nei nostri mercati, ma non solo, e come sia estremamente dannoso per la salute dei consumatori. Si parla di questo concentrato spiegando che sono disponibili diverse “qualità”, che vanno dal color caffè al color rosso brillante, a un differente costo che si aggira in media, secondo quanto riportato nel servizio, tra i 650€ - 740€ rispetto ai 1100€ - 1200€ che questo avrebbe se fosse realmente prodotto in Italia.

Sono diversi i prodotti e le aziende incriminate, non citate quest’ultime perché non in possesso di prove certe della loro colpevolezza, e viene spiegato dettagliatamente tutto questo meccanismo incredibile che fa finire questi generi alimentari nelle nostre tavole.

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