Andiamo a mangiare una pizza?

La pizza, insieme alla pasta, è il piatto preferito dagli italiani. In tutto il mondo è considerata un’eccellenza italiana, eppure, dal punto di vista nutrizionale, è un piatto sbilanciato, ricco di zuccheri, di grassi, sodio e calorie, difficile da digerire, provoca sete, sonnolenza, ritenzione di liquidi e gonfiore addominale. In un regime alimentare idoneo alla salute del nostro corpo, la pizza è un alimento da evitare, a meno che non la si faccia evolvere verso una preparazione più equilibrata, che risulti più digeribile e leggera, senza fargli perdere il classico gusto inimitabile.

Una normale pizza è composta da:

  • • farina bianca: priva di fibre, alza l’indice glicemico favorendo picchi elevati della glicemia;
  • • impasto non maturato: la lievitazione aumenta le dimensioni dell’impasto che si riempie di anidride carbonica e gas nobili, ma il processo di maturazione (almeno di 24-72 ore) ad opera della amilasi scompone gli zuccheri complessi (amido della farina) e rende la pizza più digeribile;
  • • sale in eccesso: molto spesso per correggere i difetti della pizza, causati dall’uso di materiali scadenti, una cattiva lavorazione e una mancata maturazione, si utilizza il sale da cucina che è ricco di sodio e provoca la sensazione di sete che spesso si avverte dopo una serata in pizzeria;
  • • cibi proteici: la mozzarella, latticini in genere e gli insaccati di vario tipo (prosciutto crudo, cotto, wurstel, etc.) sono fonti proteiche di origine diversa che rendono la pizza difficile da digerire e poco equilibrata;
  • • zucchero: viene aggiunto per velocizzare la lievitazione e per correggere l’acidità del pomodoro. Questo provoca picchi della glicemia conseguenti al pasto.

Anche i tempi di cottura incidono sulla qualità del prodotto finale: il formaggio qualora subisca una cottura prolungata, tanto da fargli fare la “crosticina”, non è facilmente attaccabile dagli enzimi digestivi e provoca pesantezza e rallentamenti della digestione.

Tutto questo va a ripercuotersi sul nostro organismo che in tempi brevi si trova ad affrontare picchi eccessivi della glicemia che provocano una massiccia mobilitazione dell’insulina, un ormone ipoglicemizzante, che fa crollare molto rapidamente i livelli di glucosio nel sangue e in brevissimo tempo ci ritroviamo ad avvertire un “senso di fame”. Il sale, ricco di sodio, causa uno squilibrio degli elettroliti e i reni, per eliminarlo, deve richiamare liquidi dai tessuti circostanti, disidratandoli. Ben presto si inizia ad avvertire una forte sensazione di sete.

Appena la pizza arriva nello stomaco inizia una lenta e faticosa digestione che può causare un’abbondante secrezione di acidi gastrici. A questo punto, si inizia ad avvertire un leggero bruciore di stomaco. Per una completa definitiva digestione ci possono volere fino a 2 giorni da quando abbiamo mangiato la pizza e, se non bastasse, sappiate che la presenza dei grassi idrogenati, derivanti da una lavorazione industriale, può prolungare questo tempo fino a più di 50 giorni.

Il nostro consiglio è quello di scegliere una pizza che fatta con farina integrale, lievito madre, lasciata maturare il tempo necessario, senza zuccheri, con una farcitura semplice e che preveda un basso apporto di proteine e grassi e che rispetti i tempi di cottura, risultando priva di parti bruciate.

Per il nostro organismo sarà molto più facile digerirla e non provocherà forti deturpazioni nel normale equilibrio fisiologico. A questo punto, non ci resta che andare a mangiarci una pizza, alimento motivo di orgoglio per il nostro paese, prestando però particolare attenzione agli ingredienti che la compongono.

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