Acqua e Pfas: il Veneto è la nuova Terra dei Fuochi

Negli ultimi anni è sempre più insistente la notizia che segnala la rete idrica del Veneto come estremamente inquinata a causa dell’elevata concentrazione di Pfas, sostanze perfluoroalchiliche considerate cancerogene e in grado di interferire con il sistema endocrino del nostro organismo.

Secondo alcuni “è una delle emergenze ambientali e sanitarie più gravi degli ultimi anni” che coinvolge le province di Padova, Verona e Vicenza, ma potrebbe interessare tutto il territorio nazionale. I Pfas sono utilizzati per la produzione di uno svariato numero di prodotti di largo consumo, grazie alla loro stabilità chimica e termica associata alla duplice natura idrofobica e lipofolica che li rende molto utili nella fabbricazione di prodotti particolarmente resistenti. In particolare, un loro derivato, l’Acido perfluoroottanoico (PFOA), è un intermedio della produzione del politetrafluoroetilene (PTFE) o Teflon, adoperato in cucina per le sue proprietà antiaderenti e inerti, e del Gore-Tex, di largo uso nei tessuti tecnici e ad alte prestazioni, ma anche guarnizioni e isolanti.

Il PFOA è una sostanza cancerogena, tossica per il fegato, reni e sistema immunitario, che provoca alterazioni a livello ormonale, tra cui i livelli degli ormoni tiroidei (Lau C. et al., 2007). Uno studio del 2012 ha dimostrato che l’esposizione ad alte concentrazioni di questa sostanza favorisce lo sviluppo di patologie renali croniche, mesotelioma, diabete mellito e cancro del rene (Kyle Steenland and Susan Woskie, 2012).

La Miteni di Trissino, in provincia di Vicenza, è stata indicata come azienda responsabile e accusata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente di adulterazione e contraffazione delle acque. La ditta è di proprietà della multinazionale tedesca Weylchem del gruppo International Chemical Investors (Icig) ed è l’unica fabbrica che produce Pfas in Italia.

Le autorità sanitarie del Veneto hanno fatto applicare costosi filtri al carbonio agli acquedotti delle zone a rischio, ma la situazione risulta essere ancora “fuori controllo” e, secondo le rilevazioni dell’Arpa nel 2013, circa 4,5 mg/litro di perfluoroalchilati continuano a fuoriuscire dallo scarico della Miteni che “non ha impianti di depurazione in grado di abbattere questo tipo di sostanze, in quanto non dotati di tecnologia adeguata”.

I Pfas non sono, però, considerati degli inquinanti dalla legge italiana e non vi sono dei limiti imposti di concentrazione nelle acque. Il problema più grave è che queste sostanze si accumulano negli alimenti, uova e pesci in particolare, ed espongono la popolazione a concentrazioni critiche. L’assessore regionale veneto alla Sanità, Luca Coletto, ha dichiarato di avere inviato i dati relativi alle analisi del sangue della popolazione e degli alimenti all’attenzione degli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, ma i risultati del monitoraggio effettuato sulla popolazione veneta non sono noti. La popolazione è tenuta all’oscuro di tutto e non è informata di questo possibile pericolo e i colpevoli sono tutt’ora impuniti.